
Celestron C8 e Meade 8"
The Highlanders
a cura di Christian Cammoranesi
Considerazioni e suggerimenti
Parlare della celestron è facile come parlare della Fiat, qualsiasi astrofilo conosce questa ben nota marca d’oltreoceano che si contende il primato insieme alla Meade di best sellers in tutto il mondo.
Certo negli anni le cose sono cambiate e tanto poi, a cominciare dal numero degli astrofili, prima in pochi e cresciuto in modo inversamente proporzionale alla qualità del cielo disponibile grazie alla tecnologia.
Col CCD e filtri idonei oggi si ottengono foto meravigliose dal centro delle città, la computerizzazione permette di farsi il giro di tutti i Messier disponibili in pochi minuti, le web cam hanno rivoluzionato letteralmente la ripresa in alta risoluzione etc etc….
Ecco dunque il proliferare come funghi di novelli astrofili high-tech, che senza cognizione di causa puntano ed osservano da un monitor, perdendo totalmente il fascino ed il romanticismo dello star hopping o della visione in diretta da un oculare.
Questa breve digressione per introdurre il perché del test sul C8, un telescopio oggi definibile normalissimo ma che solo 15/20 anni fa era il sogno di ogni appassionato.
Ancora ricordo una visione per me devastante all’età di 10 anni in un famoso negozio di Roma, un powerstar 8 offerto al prezzo di 4.500.000 lire, occorreva vincere la lotteria per acquistarlo!! al tempo mio padre pagò un Box 12.000.000 e per una casetta al mare ce se la cavava con una cinquantina di milioni!! Fate voi……
Introduciamo la diatriba che da sempre emerge tra gli astrofili: Meade o Celestron??, chi decanta le doti dell’uno chi peste e corna dell’altro, un po’ di campanilismo è naturale per lo strumento posseduto ma l’obiettività è l’unica via di scampo.
Se la teoria dei grandi numeri non è del tutto casuale riferirò le mie impressioni di utilizzo negli anni basate su questi presupposti circa 20 celestron 8 passati per le mani ed una mezza dozzina di Meade 8”, tornando alle statistiche sui grandi numeri le cifre dovrebbero essere a 5 o 6 zeri per aver un campione attendibile, del resto amici si sta parlando di telescopi e non di bruscolini o sondaggi, pertanto considero il mio campione d’esame assolutamente valido ed utilizzabile.
Non trattandosi di una prova comparativa tra i due avversari riferirò solo pillole che in futuro approfondiremo in dettaglio.
La costruzione Meade è decisamente migliore, più solida e curata, la fluidità di fuoco appannaggio decisamente del Meade ancora una volta, non ho trovato ancora un Celestron con una messa a fuoco soddisfacente, mediamente invece lo shift è migliore nei Celestron, più contenuto e meno “scattoso” l’estetica è una cosa del tutto personale ed al di fuori di valutazioni qualitative, a me personalmente piace il Blu, il nero lo trovo serio e professionale, ma anche cupo e triste….fate voi…..otticamente, simili, forse il Meade ha un pizzico di luminosità in più, ma un pizzico di contrasto in meno…comunque siamo li.


Il punto non è questo, la questione è ben altra! Non esiste il migliore tra i due è questa la provocazione vera e propria, bisogna solo aver il culo giusto nel trovare l’esemplare giusto!! Uno standard a casa mia và o andrebbe rispettato, i miei due Takahashi fs 128 erano due gocce d’acqua, i vixen fluorite idem, dei tantissimi C8 posseduti non ne ho trovati due uguali! O per una cosa o l’altra differivano e a volte non di poco.
Un analisi quantitativa mi porta a dedurre che i migliori siano quelli vecchi, per migliori intendo quelli capaci di concentrare la luce di una stella nel minor spazio possibile, ossia quelli ben corretti!
Si legge in giro che Gli S/C fanno stelle come palline di polistirolo, è vero, raramente si trovano esemplari che mostrano il disco di airy e l’anello di diffrazione, questo è imputabile alla qualità dell’ottica.
Facciamo un passo indietro per capirne i motivi, vent’anni fa Gli S/C 8” erano diffusi ma il punto d’arrivo per l’astrofilo evoluto, i pochissimi che possedevano un C11 erano considerati dei sultani. Oggi il C8 lo compra chi prima utilizzava e spremeva per anni il mitico 114/900, i C11 sono diffusissimi, i 14 non mancano, ed è facile trovarne di più grandi in mano all’appassionato.
Questo mi porta a pensare che la produzione attuale sia aumentata a dismisura a scapito del controllo qualità, un po’ come avviene per i cinesi.
Inoltre da quando in Casa Celestron è entrata la Tasco ho avuto la conferma definitiva di quanto gia supponevo.
La carta d’identità è la seguente: apertura 203mm, focale 2 metri, ostruzione compresa tra il 33/35%, messa a fuoco agendo sullo spostamento del primario, tubo chiuso da una lastra correttrice progettata e costruita sullo specchio per neutralizzare gli errori di quest’ultimo, intubazione in alluminio o carbonio negli ultimi esemplari.
Il C8 necessita un’ora circa per raggiungere il cool down ideale, prima è inutili guardarci dentro, nel frattempo si può preparare il resto del materiale da utilizzare, oculari, mettere in stazione la montatura, verificare la collimazione….
A proposito di collimazione, controllate che sia perfetta, sennò non si vedrà nulla! Sfocando il disco stellare al centro dell’immagine deve comparire una “polo” se il cerchio è spostato agite sulle tre viti di collimazione poste sul reggisecondario a 120° l’una dall’altra al fine di raggiungere il risultato atteso. È facile ma richiede un po’ di pazienza e precisione, ingrandimento suggerito 200/300x stella di 1°/ 2° grandezza alta sull’orizzonte, meglio se in diretta e senza diagonale.
L’ottica è luminosa, è il diametro minimo per poter iniziare a vedere qualcosa sul Deep, gli ammassi globulari si sbriciolano in stelle, le nebulose prendono forma, anche grazie all’ausilio di filtri che l’apertura supporta, le galassie ancora deludenti ma si comincia almeno a vedere qualcosa, ricordo ad esempio m 51 e le sue spirali, in una nottata magnifica a quasi 2.000 metri, da Roma quasi non si percepisce, le stelle doppio valgono solo se il seeing è immobile e l’ottica almeno decente, sulla luna sembra di volare radenti al suolo, spingendo con gli ingrandimenti l’immagine rimane luminosa e ben contrastata, una quasi onnipresente microturbolenza rende ancora più suggestiva la visione purchè non “pompi” l’immagine come un Sub in discoteca…..
I pianeti si mostrano a colori:
Venere:
poco e niente in visuale, falce e bordo sempre in movimento.
Mercurio:
Idem come sopra ma più piccolo
Marte:
Si comincia a ragionare, nelle migliori condizioni compaiono dettagli evidentissimi, calotte, canali, chiaro-scuri, colorazione rossastra vivissima……
Giove:
Bellissimo! Dettagli all’interno della GMR, piccoli oval spots, colore della bande accentuato, imbrunimento ai poli, macchie verdi in prossimità dell’equatore, pennacchi e festoni su NEB e SEB, satelliti quasi sempre in movimento, in serate dal seeing perfetto evidente il disco dei 4 medicei.
Si potrebbe osservare solo Giove ed il suo divenire per tutta la notte.
Saturno:
Fantastico se il seeing lo permette, altrimenti meglio lascia stare, la cassini c’è sempre, con gli anelli aperti circonda il pianeta, il minimo di Encke si lascia scorgere senza difficoltà, anello velo, calotte polari e bande equatoriali facili.
In conclusione:
Il c8 o suoi surrogati sono strumenti universali, compatibili con un’infinità di accessori, luminosi e sufficientemente contrastati per regalare soddisfazioni in campo planetario, è leggerissimo, anche con accessori pesanti non supera i 6 kg. Sta su una GP o equivalente, è altrettanto compatto, il che non guasta in 40 cm di tubo ti porti a spasso 20 cm di apertura, al prezzo attualmente proposto non riesco a pensare a qualcosa di più conveniente, sull’imaging dà la paga a rifrattori apo da 102mm, in visuale pure se le condizioni gli sono favorevoli, gli oggetti deboli iniziano a prendere forma, per migliorare sensibilmente le prestazioni offerte bisogna spingersi su un C11 o 12” a scapito della portatilità e della montatura che necessitano, non ultimo del prezzo.
Accettate un consiglio, trovatelo usato e guardateci dentro prima, i modelli nuovi potrebbero riservare delle spiacevoli sorprese.
Buona Caccia!
Christian Cammoranesi